E anche il falso in bilancio è volato via

andrea-orlando-matteo-renzi-566695_tnLuigi Ferrarella per il “Corriere della Sera” ci spiega come mai, in definitiva , la norma che reintroduce il falso in bilancio è più morbida di quella di Berlusconi.

Una sentenza della Cassazione, annullando ieri sera la condanna per bancarotta a 6 anni e 9 mesi dell’ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi, avverte in controluce che la nuova legge sul falso in bilancio, in vigore da appena 48 ore, non solo non sarà in grado di punire quasi più alcun serio caso di falso in bilancio, ma anche che sta già iniziando a falciare i processi in corso. Con il paradosso quindi che la nuova legge, rivendicata dal governo Renzi come ripristino della portata penale del reato depotenziato nel 2002 da Berlusconi, ha invece l’effetto pratico contrario di cancellare anche quel poco che era rimasto.

Tutta colpa di quattro parole — «ancorché oggetto di valutazioni» — che in marzo un emendamento governativo eliminò dall’iter di approvazione della norma, lasciando fuori dal perimetro di ciò che è reato i casi più frequenti e insidiosi di falso in bilancio: che ovviamente non sono quelli grossolani nei quali si comunica di avere ciò che palesemente non si ha, ma sono quelli raffinati nei quali si dichiara di possedere qualcosa stimato a un valore in realtà sballato se tarato correttamente alla luce del Codice civile, dei principi contabili nazionali elaborati dagli appositi organismi, e degli standard internazionali Ias/Ifrs.

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Le nomine di Renzi

roberto-garofoli-195537_tnAlla fine, dopo una serie interminabile di rinvii, una buona parte dell’operazione nomine pubbliche è stata condotta in porto dal Governo.

Non senza sorprese, si fa per dire, che in perfetto stile prima repubblica premiano i fedelissimi del premier e qualche trombato a cui viene offerto un comodo risarcimento. Alla faccia delle tanto sbandierate rottamazione e meritocrazia.

Avvicendamento importante al vertice della Consip, la centrale acquisti del Tesoro. Qui è stato fatto fuori l’Ad Domenico Casalino, che era stato nominato nel 2011 nell’ultima fase di Giulio Tremonti a via XX Settembre. Al suo posto arriva un “renzianissimo”. Si tratta di Luigi Marroni, assessore alla salute in regione Toscana, ma soprattutto dal 2004 al 2012 capo della Asl di Firenze, incarico che lo ha messo in contatto con l’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi.

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La nuova Equitalia

ernesto-maria-ruffini-679218Via libera dell’assemblea dei soci di Equitalia al rinnovo del consiglio di amministrazione e il nuovo amministratore delegato: si tratta del tributarista Ernesto Maria Ruffini.

La nomina sembrerebbe arrivata dopo un lungo braccio di ferro, tanto cruenta da rinviare la nomina oltre i termini scaduti il 30 arpile scorso.

Erano due le squadre che si contendevano non solo il cda ma la futura collocazione della società incaricata della riscossione dei tributi..

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Roma brucia

roma-brucia-300x187Ignazio Marino non si tocca, è blindato, il Pd su questo argomento non può e non deve permettersi fratture e distinguo (…) Il Pd ha deciso di resistere. Fare pulizia dentro di sè e quadrato intorno a Marino.

(…)  Ma incombe il mare di intercettazioni ancora non rese pubbliche, quelle che giacciono nei cassetti di Piazzale Clodio. Nessuno al Pd può garantire che non esca altro. (…) Cosa abbia in mano la procura, che pure ha stabilito un collegamento diretto con Marino, rimane un mistero. Troppo grandi le ramificazioni, troppo profondo il marcio romano per essere sicuri al 100 per cento che non servirà un piano B.

(…) il sindaco Marino e il commissario del Pd Orfini si vedono in Campidoglio per disegnare la road map necessaria a far uscire l’amministrazione dalla ridotta affaristico— mafiosa nella quale l’inchiesta sul Mondo di Mezzo l’ha ricacciata. Due le mosse da fare subito, entro le prossime 24 ore, per marcare una forte discontinuità con il passato e dare il segno della ripartenza.

Primo: azzerare le commissioni consiliari; ricostituirle attraverso una serie di accorpamenti che porterà al loro dimezzamento ( da 24 a 12); rimuovere tutti i presidenti, assegnando i nuovi incarichi solo ai consiglieri mai citati nelle carte della procura.

Secondo: rifondare il partito romano, «che ora sta dalla stessa di parte di Marino », la cui direzione varerà oggi il nuovo regolamento sul tesseramento (da aprire sabato) e la riorganizzazione dei circoli.

Stralcio degli articoli di Goffredo De Marchis e di Giovanna Vitale per “La Repubblica – Roma”

Le prossime mosse di Renzi

renzi-675030(…) Renzi…  si è messo già a studiare i nuovi organigrammi del gruppo della Camera e del partito e il rimpastino dell’esecutivo, perché, poi, «ragazzi, tocca avviare la fase 2 del governo e non abbiamo troppo tempo da perdere».

Dunque a presiedere i deputati andrà Ettore Rosato, che ha mostrato di essere utilissimo al premier. Lo affiancherà come vice Matteo Mauri, in quota minoranza «buona», quella, per intendersi, che ha rotto con i bersaniani. Al partito intanto resterà Lorenzo Guerini. In autunno, con una conferenza organizzativa, verrà ridisegnato il nuovo Pd.

Al governo, una new entry della minoranza collaborativa: Enzo Amendola, attualmente responsabile Esteri della segreteria del partito, prenderà l’incarico di viceministro alla Farnesina. Insomma, chi nella minoranza si è comportato «rispettando quel vincolo di lealtà che è proprio di una comunità politica» e «senza il quale il Pd scompare» verrà premiato.

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Le cinque cose da sapere su Mafia Capitale

Foto Daniele Leone / LaPresse 04/12/2014 Roma, Italia Cronaca Mafia Roma, la lupa capitolina vista attraverso le luci di un mezzo dei Carabinieri. Campidoglio

Foto Daniele Leone / LaPresse

Articolo di Francesco Grignetti pubblicato su Lastampa.it

 1) Che cosa c’entra la mafia?  

L’inchiesta Mafia Capitale, capitolo 1 (novembre 2014) e capitolo 2 (giugno 2015), ha scoperchiato gli affari illeciti di un gruppo malavitoso operante a Roma. La novità è che secondo i magistrati non si tratta di una normale cricca che mirava agli appalti pubblici, bensì di un’associazione mafiosa. Capo indiscusso era Massimo Carminati, detto Il Cecato, ex terrorista di destra. Negli Anni Ottanta è stato un appartenente ai Nar, poi transitato nella Banda della Magliana. Carminati, nel tempo, è stato accusato anche di avere partecipato alla rapina miliardaria del caveau sotterraneo del palazzo di Giustizia e di essere stato il killer che uccise il giornalista Mino Pecorelli. Sempre assolto, la sua capacità di superare indenne i processi ne ha accresciuto il carisma criminale. L’organizzazione, secondo la ricostruzione dell’accusa, aveva un versante militare, composto di criminali da strada, spesso ex rapinatori ed estorsori, e un versante affaristico. Qui brilla Salvatore Buzzi, sodale in affari di Carminati, ex galeotto anche lui, presidente di una cooperativa sociale, la “29 giugno”, che nasce per dare lavoro a ex detenuti.

2) La corruzione  

Secondo i magistrati, Mafia Capitale beneficiava di una forte capacità intimidatoria. La sola presenza di Carminati incute timore in imprenditori e manager pubblici. Ma l’organizzazione, pur non escludendo l’uso della violenza – e ci sono intercettazioni esplicite sulle armi, i giubbotti antiproiettile in kevlar, i walkie-talkie, gli apparati per prevenire le intercettazioni – adotta strategie più raffinate: la corruzione, innanzitutto. Sono mille i modi per corrompere: soldi, compartecipazione agli utili, consulenze fittizie, assunzione di un parente o di un amico, saldo di fatture. Ed è miserevole il quadro che ne viene fuori. Che siano sindaci di piccoli e grandi paesi, assessori, consiglieri comunali o regionali, capi di gabinetto, assistenti, dirigenti, funzionari, semplici impiegati, per Mafia Capitale è importante avere una rete ben ramificata di complicità nelle istituzioni. E se qualcuno non si piega, lo si estromette. «Un dirigente o si compra o si caccia», spiega Carminati a suoi in un’intercettazione. Carminati è avvertito: la violenza è un’ultima ratio, solleva interrogativi, meglio evitare.

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La buona scuola e il merito dei dirigenti

LOGO_La_buona_scuolaIl disegno di legge sulla “Buona Scuola”, approvato il 20 maggio alla Camera dei deputati con 316 voti a favore, sta creando forti contrapposizioni a volte ideologiche e pregiudiziali, altre comprensibili e legittime.

Il timore è che in tanto livore si perdano di vista i pregi di un provvedimento che condizionerà il futuro dei nostri studenti.

La novità più criticata è quella che prevede l’aumento dei  poteri dei presidi scolastici, e in particolar modo la possibilità che avranno di conferire “incarichi triennali, rinnovabili, ai docenti assegnati all’ambito territoriale di riferimento”.

Leggendo il testo è evidente di come non stiamo parlando né di preside sceriffo né di una possibile chiamata diretta, poiché il preside non assume i docenti in quanto sono già dipendenti dello Stato.

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Elezioni regionali fondamentali per il futuro Partito della Nazione

indexLe elezioni regionali che si terranno a breve, rappresentano un ulteriore test per Matteo Renzi, una prova che, inutile nasconderlo, sarà di estrema importanza.

Il premier insegue il sogno del 6 a 1 che, indubitabilmente, consegnerebbe al centrosinistra tutta l’Italia delle Regioni ad eccezione della Lombardia governata da Maroni ed il  Veneto presumibilmente appannaggio di Zaia.

La vittoria schiacciante, se arrivasse, non rafforzerebbe solo il governo, ma metterebbe la parola  fine alle diatribe interne di cui è protagonista  la minoranza di Bersani, provocando un’accelerazione verso la mutazione politica del Partito democratico.

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Chi non sopporta Matto Renzi

unnamedPrima ancora di vedere il gioco di prestigio del “bonus” sulle pensioni i poteri forti hanno emesso la loro sentenza su Matteo Renzi: è un venditore di fumo, con l’aggravante di essere uno che governa praticamente da solo. Ma al momento non ci sono alternative e solo una crisi economica può scalzare il bulletto di Rignano sull’Arno da Palazzo Chigi, anche se una sconfitta alle elezioni in Liguria potrebbe aprirgli una ferita dolorosa sul fianco sinistro e metterne in discussione il potere.

 Ma i giudici della Consulta non sono i soli a guardare a Renzi come un mezzo intruso. Nell’avvocatura dello Stato, tra i consiglieri di Stato e in generale tra tutti i grand commis c’è una sorda avversione per il primo presidente del Consiglio che ha scelto di non avvalersi dei “professionisti delle leggi”, ma di privilegiare il Giglio magico e gli amici degli amici.

Lo stesso discorso vale per questori e prefetti: l’ossatura del Viminale e della Polizia di Stato non ama personaggi un po’ arroganti come Renzi e preferisce un tratto più democristiano. Ed è cambiata l’aria anche tra i carabinieri, dove con il passaggio di consegne tra Leonardo Gallitelli e Tullio Del Sette il tasso di anti-renzismo è salito nettamente (mentre alla Guardia di Finanza, guidata dal generale Capolupo, i renziani sono in maggioranza). Continua a leggere

Il Formez è un pozzo senza fondo.

banner_webcallQuando si dice: predicare bene e razzolare male. Spesso, nel Belpaese, abbiamo esempi di tal genere. Ma quanto emerge dalla relazione della Corte dei conti pubblicata proprio in questi giorni sulla gestione economica di Formez Pa, è alquanto paradossale.

Partiamo però da un assunto: il Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle Pubbliche Amministrazioni ha un ruolo essenziale, specie nell’attuale periodo di spending review. L’innovazione tecnologica, d’altronde, comporta evidentemente anche un risparmio e un taglio delle inefficienze e degli sprechi. Non è un caso che sia proprio Formez che, ormai da anni, monitora – per fare un esempio su tutti – il continuo (e giusto) taglio delle auto blu di cui per troppo tempo le amministrazioni hanno goduto a sbafo. Detto ciò, però, è forse proprio per questi motivi che appare paradossale che sia proprio Formez, che risponde al ministero della funzione pubblica guidato da Marianna Madia, a costare troppo, specie in consulenze e incarichi esterni. Per di più, andando esattamente contro a quanto previsto dalla legge. Continua a leggere