L’importanza delle parole…spending review quella vera!

È in discussione in Parlamento l’ultimo provvedimento presentato dal Governo Monti denominato “spending review” . Fa specie che tutti i giornali, anche quelli tecnici, cioè di natura economica, sbaglino utilizzando frequentemente questo termine inglese nell’ indicare le manovre del governo.

Come scrive l’economista Paolo LeonÈ un termine che nei fatti non vuol dire nulla, che viene utilizzato per coprire operazioni di altra natura, in questo caso di semplice taglio, perché quello che è importante per l’Europa sono i saldi”.

Allora perché ripetere sempre e ovunque “spending review” ?

A mio parere , dato che le parole rappresentano un potente veicolo emozionale, usare un termine anglosassone al posto di un altro più concreto, che evoca dei sacrifici, può modificare la nostra percezione della realtà e perfino cambiare i nostri comportamenti, magari evitando o solo rimandando le proteste.

Quindi il governo e gli organi di stampa, non so quanto consapevolemente, stanno lanciando solo fumo negli occhi, distraendoci dalla realtà.

Quello che si sta facendo adesso  non c’entra nulla con la vera spending review , è in realtà una semplice razionalizzazione della spesa (ho due immobili in affitto quasi vuoti , trasferisco gli impiegati in unico immobile) . Giusto, giustissimo, ma non è la vera spending review. È solamente il taglio agli sprechi.

Ma allora cosa è la “spending review”?

La spending review è semplicemente uno strumento di programmazione delle finanze pubbliche che rende possibile, mediante l’individuazione di obiettivi e di precisi indicatori verificabili ex post, la misurazione dei risultati raggiunti e di conseguenza verificare l’efficienza della spesa pubblica.

In pratica è un insieme di azioni volte a :

modernizzare la programmazione delle finanze pubbliche, tramite un processo sistematico di analisi volta al miglioramento del processo decisionale relativo all’allocazione delle risorse (il superamento di spesa storica) e un maggiore accento sull’individuazione di priorità di spesa

migliorare la gestione della spesa affinché non si basi esclusivamente sul controllo del livello della spesa ma sul raggiungimento degli obiettivi definiti in termini di qualità e quantità dei servizi da erogare alla collettività, tramite un processo sistematico di analisi della spesa, della sua efficienza ed efficacia e della performance delle amministrazioni pubbliche

modificare le pratiche di controllo delle spesa affinché non si basino esclusivamente sul controllo tradizionale di natura giuridica ma anche sulla verifica dei risultati conseguiti, tramite un processo sistematico di analisi.

Il processo è finalizzato a mettere a punto una struttura che consenta un sistema di valutazione, e che quindi faccia emergere le responsabilità e i meriti connessi ai compiti assegnati.

L’analisi della spesa deve essere svolta su base sistematica e prevedere la generazione di consistenti flussi informativi utili per sviluppare competenze analitiche e attivare processi di apprendimento istituzionale.

Generalmente, un ciclo di spending review, ossia una revisione organica e completa di tutte le voci di spesa, può avere una durata compresa tra un minimo di un anno ad un massimo di 5 anni.

La gestione è molto complessa e dovrebbe vedere l’operare di diversi soggetti: organi politici di governo, ministero dell’economia, e diversi enti responsabili della spesa.

L’obiettivo dell’analisi si concentra sia sull’efficienza dell’azione pubblica (esame dei processi e delle risorse utilizzate per attuare un determinato intervento al fine di verificare se lo stesso intervento può essere fornito con minori risorse) sia sull’efficacia delle politiche perseguite (confrontando le finalità dei programmi con i piani del governo al fine di valutare l’opportunità di un certo tipo di politica)

Ma, quello che colpisce maggiormente è che in Italia la spending review o meglio la revisione della spesa è già stata introdotta e resa obbligatoria dal legislatore italiano.

Il primo passo è stato l’elaborazione del programma straordinario di revisione della spesa condotto dal MEF con il supporto della Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica seguito dall’emanazione della Legge n. 196/2009 che ha modificato il sistema di classificazione del bilancio dello Stato, in missioni e programmi (ognuno con i propri obiettivi e specifici indicatori) rendendolo così funzionale ad un processo costante di revisione della spesa.

Vorrei concludere dicendo che come sempre, non c’è nulla di nuovo sotto il sole, in Italia siamo dotati di leggi all’avanguardia che il più delle volte disattendiamo per meri calcoli politici e di convenienza.

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