La vendetta dei Visco Boys

vincenzo-visco-128805_tnArticolo di Stefano Sansonetti

Covata a lungo, la vendetta dei Visco boys è pronta a materializzarsi. Nelle prossime settimane il nuovo direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, inaugurerà un valzer di poltrone che di fatto porterà alla defenestrazione di molti funzionari di spicco che hanno caratterizzato l’era di Attilio Befera al vertice del Fisco italiano.

L’obiettivo della Orlandi, molto vicina all’ex ministro della finanze Vincenzo Visco e al suo ex direttore delle Entrate Massimo Romano, è innanzitutto quello di individuare un profilo di massima fiducia per la guida di una delle direzioni più importanti dell’Agenzia, quella dell’accertamento. Ebbene, qui i rumors danno in posizione privilegiata Aldo Polito, attuale direttore regionale del Lazio.

Inutile far notare come si tratti di un funzionario molto legato all’asse Visco-Romano. Quando nel 2006 il centrosinistra vinse le elezioni, Polito venne promosso da Romano capo della direzione centrale servizi ai contribuenti. Nel 2011, con Giulio Tremonti sulla tolda di comando di via XX Settembre e Befera a capo dell’Agenzia, l’allora direttore centrale venne spedito a Bari, a guidare la direzione regionale della Puglia, per poi arrivare successivamente al vertice della direzione del Lazio. Sta di fatto che Polito, alla direzione centrale accertamento, potrebbe prendere il posto occupato dal 2012 da Salvatore Lampone. Il quale, ex Guardia di finanza ed ex responsabile della funzione fiscale di Trenitalia (gruppo Fs), veniva dai Monopoli di Stato, dove era stato responsabile della direzione controlli, audit e sicurezza. Ma soprattutto, a dimostrazione del fatto che il suo profilo non è gradito all’attuale vertice dell’Agenzia, Lampone proprio nel 2012 era stato preso di mira da una dura pubblicazione di Lef, il pensatoio fiscale animato da tutta la vecchia guardia legata a Visco. Contestando la nomina da parte di Befera, Lef scrisse che “l’esperienza di Lampone nel settore dell’accertamento dei tributi di competenza dell’Agenzia delle entrate sembrerebbe, stando al curriculum, piuttosto limitata e risalente nel tempo”. Ma la pubblicazione lanciava strali anche sul metodo scelto da Befera, che in quel periodo aveva imbarcato tutta una serie di dirigenti esterni. A tal proposito si facevano i nomi di Stefano Crociata, altro ex Guardia di finanza, allora come ora capo della direzione audit, e di Paolo Savini, ex Sogei, allora come ora alla guida della direzione centrale servizi ai contribuenti.

Insomma, usando una semplice logica deduttiva c’è da supporre che anche Crociata e Savini siano destinati a uscire di scena. Certo, in ciascuno di questi casi bisognerà valutare le scadenze contrattuali. E in certe circostanze potrebbe essere offerta una sistemazione in Agenzia per rispettare la tempistica. Ma l’abbandono delle posizioni di vertice sembra scontata. Un altro nome in ascesa, che potrebbe anche contendere a Polito la direzione dell’accertamento, è senza dubbio quello di Antonino Di Geronimo, oggi alla direzione regionale della Calabria, anche lui considerato vicinissimo ai Visco boys.

A rischiare, ovviamente, c’è anche Marco Di Capua, attuale vicedirettore, in tutti questi anni braccio destro di Befera. Per lui in Agenzia si sibila di un “depauperamento” dell’attuale posizione. E’ appena il caso di ricordare che Di Capua ha provato fino all’ultimo a giocarsi la partita per diventare direttore generale delle Entrate. Contro di lui c’era palazzo Chigi, ma soprattutto è stata orchestrata una campagna di stampa del tutto strumentale tendente a metterne in risalto i rapporti con Marco Milanese ed Emilio Spaziante, coinvolti nell’inchiesta sul Mose. E questo anche se Di Capua con quell’inchiesta non c’entra proprio niente. Posizione complicata anche per Luigi Magistro, vicedirettore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che qualche giorno fa è stato cooptato nel Cda di Equitalia in vista della sua nomina come presidente. Progetto che rischia di traballare, anche in relazione a quella norma della riforma della Pa che vorrebbe vietare l’assegnazione di incarichi dirigenziali a chi è in “quiescenza” (Magistro è un pensionato della Guardia di Finanza).

Fonte: La Notizia

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