Il legislatore confuso

senato Per Tacito “Corruptissima re publica plurimae leges” , cioè  “moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto”.

Infatti è prorpio la proliferazione confusionaria delle norme a creare l’ambiente più consono alla corruzione e all’inefficienza amministrativa.

Ma ultimamente il legislatore sta dando il meglio di se emanando leggi incomprensibili anche per gli addetti ai lavori. Chi ha avuto la sventura di dover leggere un testo normativo conosce bene la frustrazione di dover interpretare pagine e pagine di commi quasi mai chiari, con richiami normativi troppo generici e talvolta persino imprecisici.

Ad inizio anno era stato il giurista ottantenne Pietro Trimarchi che, in riferimento al nostro apparato legislativo, scriveva:«parlerei di frammentazione incoerente e di instabilità, a causa di interventi dovuti talvolta a pressioni lobbistiche, talvolta a spunti demagogici, spesso anche non facilmente conoscibili, perché inseriti a sorpresa entro provvedimenti legislativi omnibus, che fanno da contenitore di norme sui temi più vari e privi di connessione. Ciò è in buona parte il frutto di un procedimento legislativo risultato inadeguato alla complessità dei compiti del diritto contemporaneo e che però non si è riusciti, finora, a riformare».

Oggi Marco Sarti  evidenzia su Linkiesta.it come siano gli stessi uffici di Montecitorio, in particolare il Comitato per la legislazione, a lanciare l’allarme.

Il Comitato, deputato ad esprimere «alle Commissioni pareri sulla qualità dei progetti di legge, valutandone l’omogeneità, la semplicità, la chiarezza e proprietà di formulazione, nonché l’efficacia per la semplificazione e il riordinamento della legislazione vigente», nel presentare il rapporto sulla propria attività  segnala, come scrive Sarti,  «un uso disinvolto della decretazione d’urgenza, un ricorso fin troppo frequente alla questione di fiducia. Ma anche testi non sempre chiari, errori grammaticali, richiami normativi troppo generici e talvolta persino imprecisi».

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