Un’altra finta riforma della scuola

scuolacedeCi risiamo!

Un’altra “riforma” annunciata ma che di riforma non ha proprio nulla, infatti non si parte da un’analisi completa del sistema Istruzine con al centro lo studente ma i ragionamenti sono solo di stampo economico ed economicista.

Ovviamente di ufficiale non c’è ancora nulla se non il nome ad effetto (“patto sulla scuola”) e alcune anticipazioni di stampa.

A dimostrare lo scollamento tra classe politica e la realtà è la previsione dell’apertura delle scuole fino a sera, escluso il mese di agosto. Idea fantastica, peccato che il 70% degli istituti scolatici non è conforme alle norme sulla sicurezza, il personale ata è sempre più esiguo e già ora le famiglie sono obbligate a versare un “contributo volontario” per assicurare attività curriculari ai figli.

Ma il bello che l’idea è anche datata, infatti già il Governo Monti l’aveva proposta. Come riportato sul blog Io e la mia città  “decenni di politiche contro la scuola verrebbero recuperati, secondo questi tecnici, aumentando il tempo di permanenza negli istituti scolastici. Con quali risorse, in quali edifici, con quale personale? Nulla, solo slogan vuoti. Anzi, in alcuni casi, mantenere i ragazzi in queste scuole fatiscenti e pericolose sembra essere più una condanna che una proposta per una migliore istruzione.

Riprendendo l’articolo di Alessandro Robecchi (Il profumo delle brioches di Maria Antonietta. Di cosa parliamo quando parliamo di razza padrona) questa classe dirigente non sa di cosa parla, come diceva Crozza nel suo programma venerdì scorso questa “E’ gente che conosce il mondo attraverso i suoi maggiordomi. E’ gente che si chiede: ma tutti questi italiani che non riescono ad arrivare alla fine del mese, e non riescono ad arrivare alla fine del mese, non riescono ad arrivare alla fine del mese… ma santo cielo… ma perché non partono prima?”.

A mio avviso una seria riforma della scuola non può non tener conto dei seguenti temi:

1. Maggiore Autonomia

L’autonomia deve essere reale. Le scuole devono essere più libere, condizione essenziale per poter essere valutate. Devono poter disporre della flessibilità necessaria nell’orario, nella promozione della formazione degli insegnanti e nella gestione degli organici.

Per aumentare l’autonomia dobbiamo far in modo che la scuola si concentri solo sulla didattica.

I dirigenti scolastici, adesso, combattono con mille procedure burocratiche, facciamogli fare quello che dovrebbero saper fare: organizzare l’insegnamento.

Demandiamo le pratiche amministrative agli uffici provinciali e regionali (redazione contratti, ricostruzioni carriera, dichiarazione dei redditi) e liberiamo risorse per affrontare i problemi degli studenti.

2. Scuole belle ed aperte

Lo stato di abbandono e di scarsa manutenzione degli edifici scolastici è molto grave ed è sotto gli occhi di tutti.

Investiamo non solo per riqualificare le strutture esistenti, ma per farne luoghi più belli e accoglienti del quartiere, con architetture nuove, attrezzature didattiche di qualità, strumenti tecnologici e ampia dotazione di servizi.

Per esempio a Roma puoi trovare in pochi km q anche 5 scuole elementari pubbliche con strutture fatiscenti : unifichiamole costruendo nuovi edifici a norma e moderni e aiutiamo le famiglie con un servizio efficiente di scuolabus creando dei veri e propri “campus della scuola dell’obbligo”.

Dopo la ristrutturazione, questi patrimoni pubblici dovranno essere utilizzati al massimo grado, tenendoli aperti tutto il giorno trasformandoli in centri di iniziative dalla musica, al teatro, all’arte, al multimediale.

3. Meritocrazia

Le varie riforme hanno eliminato la maggior parte degli esami che gli studenti dovevano sostenere. Ripensiamoci. Nella scuola la parola d’ordine deve essere MERITOCRAZIA. In questo quadro, va pienamente valorizzata la professionalità dei docenti, avviando una vera e propria carriera professionale degli insegnanti, che valorizzi il merito e l’impegno.

4. Risorse

Stiamo attraversando una brutta crisi economica ma a pagarne le conseguenze non può essere la scuola. Dobbiamo spendere meno e meglio, tagliamo i rami secchi e convogliamo la poca linfa negli organi vitali dello Stato.

La spesa pubblica sull’istruzione in rapporto al Pil è in Italia ai livelli della media Ocse. Nel 2004 (ultimo dato disponibile) era pari al 3,3 per cento del Pil.

La spesa per studente è tuttavia più alta in Italia che all’estero, quindi le risorse ci sono ma dobbiamo saperle spendere.

La spesa per il personale copre l’81 per cento del totale della spesa, poco più della media Ocse ma il problema è che spendiamo proporzionalmente di meno degli altri per l’edilizia scolastica, la dotazione infrastrutturale delle scuole, i servizi agli studenti (mense, trasporti) eccetera.

Risparmiamo e riqualifichiamo la spesa , non è difficile basta volerlo.

Se non interveniamo con una vera riforma qualitativa tutto il resto sembrano essere solo spot elettorali se non vere e proprie minacce all’istruzione”.

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