La flat tax della Lega

indexMatteo Salvini, segretario della Lega ha lanciato la propria proposta di riforma in televisione: aliquota unica del 20% (‘flat tax’) con una detrazione fissa (invece è una deduzione!!) pari a 10.000 euro.

Il sistema fiscale di tipo flat adotta un’aliquota fiscale unica, uguale per qualunque livello di reddito. Il riconoscimento invece di una deduzione  personale (riduzione imponibile lordo) a tutti i contribuenti è necessaria per rendere il sistema progressivo, secondo il dettato dell’articolo 53 della Costituzione (il sistema tributario è informato a criteri di progressività).

Infatti, com’è noto nel nostro ordinamento la fonte primaria del diritto tributario è la stessa Costituzione che, al comma 2 dell’art. 53, prescrive che “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

Fatta salva la costituzionalità della proposta “resta centrale stabilire il grado di progressività e di azione redistributiva che l’Irpef svolgerebbe. Da questo punto di vista, l’azione svolta da scaglioni ed aliquote è generalmente più potente e più flessibile delle deduzioni.
Ad esempio per redditi elevati al di sopra dei 200.000 euro è quasi irrilevante quali siano le deduzioni, mentre è fondamentale qual è l’aliquota massima applicata: con una flat tax al 20%, questi redditi contribuirebbero al finanziamento della spesa pubblica in maniera nettamente inferiore a quanto fanno ora con l’aliquota marginale massima al 43%” (Fernando De Nicola).

Inoltre, la Flat Tax in Italia non è stata mai presa seriamente in considerazione a causa del rischio di consistente riduzione dell’entità del gettito.
Infatti, contrariamente alle tesi di “autofinanziamento” che secondo alcuni sostenitori una riduzione dell’Irpef mediante la flat tax è prevedibile una netta perdita di gettito, che andrebbe recuperata o con altre tasse, o con la riduzione di servizi e trasferimenti pubblici.

É soprattutto per questi motivi che i paesi dell’Europa occidentale, supportati da un ampio consenso dei cittadini, hanno mantenuto strutture dell’imposta personale ben ancorate a scaglioni ed aliquote che vanno dallo 0% al 50% ed oltre.
“In Francia l’attenzione per il modello è stata sempre molto scarsa; in Inghilterra l’ipotesi di introdurre l’aliquota unica, adombrata in ambito programmatico conservatore, fu accantonata dopo una poco lusinghiera stima degli effetti sul gettito; in Germania ha avuto una breve ma infruttuosa considerazione nel programma economico del 2005 della cancelliera Merkel ma senza un reale seguito” (Maurizio Palana).
In questi ultimi anni, si ridiscute di flat tax principalmente a causa del successo rilevato in numerosi paesi dell’Europa dell’est (sebbene questo sia ancora oggetto di discussione: la Slovenia , per esempio, ha registrato la più altra crescita tra i paesi dell’est-Europa e non ha mai introdotto la flat tax).

Ricapitolando…

  •   i vantaggi
  •   la capacità di un’imposta ad una sola aliquota, possibilmente bassa, di stimolare l’offerta di lavoro e l’iniziativa d’impresa, e per questa via lo sviluppo economico ed il benessere (medio) della popolazione;
  • la semplicità e la percepibilità di questo impianto sarebbero accompagnate dalla riduzione dei costi di gestione e controllo, da parte dello Stato, e dei costi di elusione/evasione, da parte dei cittadini.
  • gli svantaggi:
    • una sola aliquota annulla, o riduce fortemente in caso di deduzione fissa, l’azione redistributiva dell’Irpef, essenziale per la coesione sociale ed il “patto di cittadinanza”;
    • le consistenti perdite di gettito che accompagnano l’introduzione di una flat tax portano inevitabilmente ad una più o meno marcata riduzione dello stato sociale, ad un aumento di altre tasse più regressive, ad un aumento del deficit e del debito.

In conclusione, secondo Fernando De Nicola, “sebbene pare convincente che aliquote personali sul reddito basse siano (a parità di altre condizioni) in qualche misura di incentivo alla produzione, le inevitabili conseguenze in termini di maggiori altre imposte o minori servizi pubblici rendono questa strategia di dubbio effetto, mentre appare pressoché certo l’indebolimento della fondamentale azione redistributiva del bilancio pubblico, sia a causa della minore progressività delle imposte, sia da quello della minore presenza di spesa pubblica “sociale”” .

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