Scontro sulle privatizzazioni

Articolo su Dagospia

Brutto, aver bisogno di fare cassa. Nell’ansia di portare a caso un congruo pacchetto di privatizzazioni, come promesso a Bruxelles, il governo Renzi ha ceduto il 35% di Cdp Reti ai cinesi di State Grid of China. Per una somma che supera di poco i due miliardi di euro, lo Stato italiano si ritrova socio del colosso governativo di Pechino in una società dove sono confluite le reti di Terna e Snam. Insomma, gas ed elettricità.

Un’operazione che, secondo quanto risulta a Dagospia, ha lasciato a bocca aperta gli alti funzionari del Tesoro e ha scavato ulteriormente il fossato che divide Palazzo Chigi dai tecnici del ministero guidato da Pier Carlo Padoan. La prima linea dei dirigenti del Tesoro aveva infatti sconsigliato nettamente Pittibimbo di disfarsi di un asset strategico come le reti dell’energia.

Oltre a tutto, il partner al quale sono state cedute le azioni della neonata Cdp Reti – controllata indirettamente proprio dal Tesoro attraverso la Cassa depositi e prestiti – non fa parte dell’Unione europea, per tacere del fatto che non figura neppure tra gli alleati della Nato. Insomma, per i papaveri del Tesoro si tratta di una scelta azzardatissima, che mette in forse l’autonomia e la sicurezza nazionali e che appare solo dettata da una frettolosa esigenza di fare cassa. Renzie, del resto, sa che ha un serio problema di conti pubblici ed è pronto a tutti pur di non mettere nuove tasse.

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