Il Pil cresce con una nuova scuola (Stefano Manzocchi)

Stefano-Manzocchi1-150x150Interessante articolo di Stefano Manzocchi pubblicato su Il Sole 24 ore  che riporta le conclusioni del lavoro fatto, con Giovanna Vallanti presso il Luiss Lab, nell’8° Rapporto Classe dirigente.

“Il tema affrontato è quello delle direzioni verso cui la scuola secondaria superiore dovrebbe orientarsi per migliorare le competenze dei giovani, e per quella via contribuire al progresso economico. L’esercizio non entra nei dettagli dei congegni amministrativi o di legge necessari per raggiungere gli obiettivi ovvero il cosiddetto mechanism design, ma compie un esercizio di tipo controfattuale. Si chiede su quale diversa traiettoria economica il nostro Paese si potrebbe collocare allineando il sistema educativo italiano alle best practice in Europa.

L’idea di base è quella di adottare in pieno due principi di fondo: quello di una autonomia (non burocratica) degli istituti formativi secondari; quello della trasparenza dei risultati dell’apprendimento associata alla responsabilità dei dirigenti che discende dalla valutazione dei risultati stessi (in un termine oggi consueto, accountability). Senza più responsabilità e trasparenza, l’autonomia resta termine vuoto e destinato a essere soppiantato dall’esigenza di maggior controllo anche centralistico di prestazioni e risultati.

(…)

Una volta entrate pienamente a regime le riforme della scuola secondaria produrrebbero un miglior apprendimento, con la conseguenza che il Pil pro capite italiano crescerebbe ad un ritmo maggiore di 0,4-0,5 punti percentuali annui rispetto allo status quo. Questo avrebbe un effetto sul reddito pro-capite tra i 1.500 ed i 2.500 euro nelle nostre simulazioni, una volta che le riforme siano “a regime” dopo un periodo di transizione e con tutte le generazioni di lavoratori attivi che abbiano beneficiato della migliore qualità dell’istruzione.

Naturalmente, le riforme avrebbero un costo che tuttavia appare sostenibile rispetto ai benefici attesi. Per dare un ordine di grandezza, abbiamo guardato alla recente esperienza della Germania, che ha riformato il proprio sistema scolastico in maniera tale da associare all’autonomia più trasparenza e più accountability. Considerando l’andamento della spesa per l’istruzione primaria e secondaria in Germania nei primi anni del 2000, ovvero negli anni delle riforme, il costo di implementare le riforme del sistema scolastico italiano auspicate nel presente rapporto può essere stimato nell’ordine dei 2-3 miliardi di euro, ovvero lo 0,1-0,2% del Pil italiano. In particolare, nel 2003 e 2004 nel sistema scolastico tedesco sono stati sviluppati – pur nel rispetto dell’autonomia – standard qualitativi nazionali per la scuola primaria (per la matematica e il tedesco) e per la scuola secondaria (per il tedesco, la matematica, la lingua straniera e le scienze). L’esistenza di standard comuni e periodicamente valutati consente di confrontare la performance delle scuole nei Laender tedeschi su basi omogenee e in maniera coerente. Tali standard sono obbligatori per tutti i 16 Laender: autonomia alle scuole nel realizzarli, dunque, ma trasparenza e responsabilità dei dirigenti rispetto ai risultati.

L’obiezione che può essere avanzata, naturalmente, è che il nostro esercizio controfattuale elude le complessità del come realizzare le riforme richieste, ed ancor di più del come gestire le prevedibili resistenze: insomma, ci si espone un po’ al motto “che se mio nonno avesse le ruote sarebbe una carriola”. È vero, ma abbiamo un grande bisogno di immaginare come l’Italia potrebbe cambiare in meglio, e di quantificarlo anche con i limiti delle metodologie esistenti, per argomentare e rafforzare il consenso per le riforme”.

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