A che serve Mrs. Pesc all’Italia ? (Dagoreport)

imageDunque, ci siamo. Tra 10 giorni si faranno i giochi per il Risiko della nuova Commissione Europea. Tra i molti dubbi, uno incuriosisce i Grand Commis di Bruxelles: ma perché diavolo mai questo nuovo e aggressivo premier italiano Renzi si è fissato sulla posizione dell'”Alto Rappresentante” della Politica Estera e di Sicurezza? Perché pretende una e una sola posizione, Mr PESC, e per una e una sola persona, Mrs Mogherini?

Un tema va sbrogliato subito: chi decide e’ il governo italiano, e non valgono le triangolazioni esterne (qualche simpatia per Letta, qualche relazione con i socialisti vecchio stampo di D’Alema). L’indicazione è unica. E’ partita, ed è arrivata. E la Mogherini ha buone chance, non solo per l’indicazione negoziale (tocca al PSE la nomina), ma per la scarsità di donne designate (finora, meno di un terzo dei componenti la futura Commissione UE). Come si potrebbe imporre una marcia indietro, se il Gruppo del PD ha la delegazione più numerosa, e il governo di Roma ha proprio designato una donna, il Ministro degli Esteri italiano?

Ma le domande sono ben altre. E le risposte che si raccolgono nei corridoi della Commissione e del Parlamento sono regolarmente accompagnate da uno scuotimento del capo (“Mah, o è matto, questo Renzi, o ha una strategia nascosta”).

Vediamole, le questioni inspiegabili:

1. L’Italia ha lanciato una battaglia – più mediatica, che reale, in effetti – per ottenere aperture sugli obblighi in campo economico (margini del deficit, computo degli investimenti, rientro dal debito, utilizzo dei Fondi comunitari). Su nessuno di questi dossier Mr o Mrs PESC ha possibilità di intervento. Per dirla chiara – nonostante il pennacchio di VicePresidente della Commissione – l’Alto Rappresentante non tocca palla.

2. In particolare, la Mogherini (criticata per l’inesperienza e il basso profilo in politica estera) e’ totalmente digiuna in campo economico, finanziario, del commercio internazionale, della concorrenza. Secondo i Trattati, i Membri della Commissione rappresentano il Collegio, e non le Nazioni di appartenenza. Ma, sui dossier più scottanti in campo economico, un’Italia che designasse Mrs. PESC sarebbe concretamente ancor più tagliata fuori dai momenti decisionali.

3. Si dirà: ma l’Italia incasserà una posizione di importante prestigio e visibilità, da far valere a livello internazionale. Niente di più illusorio? Basta guardare al bilancio di Catherine Ashton, tuttora in carica come Alto Rappresentante. Nonostante il supporto del poderoso Foreign Office (e salvo, forse, qualche iniziativa con l’Iran, ormai attore indispensabile per tutti i dossier mediorientali). Lady PESC non è riuscita a combinare nulla di nulla negli anni del suo mandato.

4. Il motivo e’ semplice: non vi è posizione più ‘intergovernativa‘ (ovvero, in cui le posizioni espresse debbono essere fatte proprie da tutti e 28 gli Stati membri dell’Europa) di quella dell’Alto Rappresentante. Si veda il dramma dell’Iraq: nulla avviene sotto bandiera UE, ma si autorizzano – tardivamente – aiuti o forniture militari inglesi, francesi, magari italiane. Quando poi c’è qualcosa di importante da dire, o da fare, ci pensano il Presidente della Commissione e del Consiglio. Mrs PESC può occuparsi di sistemare i posti a tavola. E già Juncker, nel discorso di investitura a Strasburgo, ha reso esplicito che i suoi poteri e le sue competenze non saranno ampliati ma, invece, ridotti, e in parte divisi con altri Commissari.

5. Il segno dell’importanza della posizione, secondo alcuni media italiani, si vedrebbe nello sbarramento anti-Mogherini espresso da alcune maggiori cancellerie (in verità, per una sua scarsa autorevolezza) e dai paesi europei Centro-Orientali (per un suo sbilanciamento pro-Russia).

Ma anche questa e’ stata tattica preventiva. Come per il difficile passaggio futuro al Parlamento Europeo (dove basterà alla Mogherini essere generica, sino all’inconsistenza, e non scontentare nessuno), così nella formazione dell’accordo politico per la sua nomina, i paesi che contano hanno già pronte le misure per “cinturarla” e marginalizzarla, tra percorsi minati e il lavorio dei funzionari del Servizio Esterno (dove i rappresentanti italiani hanno posizioni politicamente marginali).

Ma allora, cosa c’è dietro l’ostinazione del Premier Renzi? Qui può soccorrere, alla mancanza di argomenti logici, politici, economici, la tipica risposta italo-italiana.? Renzi vuol afferrare un incarico da presentare come visibile e importante in Patria. Vuol dimostrare di avere vinto a Bruxelles. E, soprattutto, vuole occuparsi con il suo piglio mediatico dei dossier economici, gestendo il tutto in prima persona. In Italia, e’ assai popolare far vedere che si sa tenere testa alla Merkel e ai “burocrati di Bruxelles”. Che “si parla finalmente chiaro, senza giri di parole, anche li'”.

Qualcuno, tra Consiglio, Commissione e Parlamento, ha provato a spiegargli che non è così? Che l’Europa non gradisce le sparate, le alzate d’ingegno, e per decidere segue canali preparati per tempo, con pazienza e compromessi, spesso dietro le quinte.

Ma no! Renzi deve cambiare verso a tutti, inclusi i 27 Stati membri dell’Europa! ?Naturalmente, nel frattempo, nessuno si è accorto della sbandieratissima Presidenza italiana, di cui sono già passati i primi due mesi senza lasciar traccia. E col suo stile arrogante-sardonico il Premier fiorentino si è fatto una lunga lista di nemici in poche settimane: ultimo capitolo, veramente bizzarro, le esternazioni sui dati negativi dell’economia tedesca.

Tra Berlino e Bruxelles, si è registrata una fitta rete di commenti inviperiti. “Se il ragazzo pensa di ottenere “flessibilità”, ovvero qualche margine sul deficit – viste le difficoltà di bilancio – attaccando l’Europa e ironizzando sui cattivi dati del trimestre tedesco, vuol dire che non ha capito nulla sui fondamentali economici del Continente. In autunno avrà molte sorprese”.

Tutte brutte notizie per l’Italia, che sul piano tecnico-normativo continua ad incassare colpi pesanti: Renzi ha derubricato la risposta al vetriolo di Bruxelles sui Fondi Europei come la conferma di qualcosa che lui aveva sempre detto, sul mancato utilizzo da parte delle regioni del Sud (e non solo) delle risorse disponibili; ma il dettaglio e’ che la violenta bocciatura e’ stata rivolta proprio al suo Governo.

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