La legge elettorale e la minoranza del PD

indexPremetto che per me il sistema elettorale è solo uno strumento e quindi sono convinto che a determinarne la qualità della rappresentanza parlamentare non sia la regola di elezione dei parlamentari (preferenze, collegi uninominali, liste bloccate), bensì la cultura e il senso civico degli elettori. Per questo motivo trovo imbarazzante e fuorviante la polemica sulle preferenze dell’Italicum.

Imbarazzante perché le critiche maggiori all’Italicum provengono proprio da alcuni dei più celebri nominati della legislatura in corso.

Fuorviante perché è palese che i motivi della battaglia interna derivino dal timore percepito dalla cosiddetta “minoranza” di una marginalizzazione sia negli organi dirigenti del partito dove (per l’esito di un congresso Matteo Renzi può vantare una salda prevalenza numerica) sia nei seggi che potrebbero avere a disposizione nel futuro Parlamento.

Personalmente sono sempre stato critico sul voto di preferenza, prediligendo sistemi fondati sui collegi uninominali, con primarie di partito per la selezione dei candidati, ma sono consapevole che le regole del gioco devono essere condivise con la maggior parte delle forze politiche.

Quindi comprendo che si debba mediare ma non condivido che le preferenze diventino una bandiera della democrazia. Secondo Gotor il potere al popolo si dovrebbe dare attraverso i collegi uninominali per raggiungere un compromesso, però,  la minoranza Pd sarebbe stata disponibile ad ingoiare l’amaro calice dell’Italicum a patto che fosse consentito eleggere con le preferenze una percentuale più alta di parlamentari.

Ma la possibilità di eleggere con le preferenze una cinquantina di parlamentari in più è davvero una questione discriminante per la qualità della democrazia in Italia?

Non è forse più importante, ora, cercare di approvare una legge elettorale maggioritaria che consenta, al prossimo passaggio alle urne, di evitare l’ennesimo governo di larghe intese?

Condivido Roberto Giachetti quando, nel riportare l’accaduto di questi mesi, scrive che quella approvata “la scorsa settimana è una norma figlia del ricatto della minoranza del PD che improvvisamente abbraccia le preferenze“…” Ogni volta che si trovano di fronte alla possibilità di votare una riforma, a prescindere da quale sia, scelgono di provare ad affossarla per non cambiare nulla“.

La triste sensazione è che questa polemica rappresenti un tentativo di ribaltare il voto delle primarie del 2013 attraverso un giochetto di palazzo.

Assisto a questi ricatti con molto rammarico perché credo che all’interno di un grande partito come il Pd sia necessaria una minoranza autorevole che porti avanti un progetto credibile che si contrapponga a quello della maggioranza.

In realtà le cose sono ben diverse, ci troviamo dinanzi ad una minoranza letteralmente allo sbando che non ha (mi verrebbe da dire come di consueto) un leader all’altezza né un vero progetto politico. A giorni alterni dobbiamo sorbirci le assurde sparate anti euro di Fassina, le annunciate scissioni di Civati, le invettive di Mineo e le insinuazioni di Cofferati.

Auspico che all’interno del partito si ritorni a discutere e magari decidere su temi fondamentali che sono tutti, ancora sul tavolo, come ci ricorda il sindaco di Pisa, Marco Filippetti, in un suo articolo pubblicato su l’Huffington Post .

 

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