L’Italicum

indexDopo la contestata direzione del Pd di lunedì scorso, continua l’accelerazione del governo per arrivare al varo dell’Italicum prima delle elezioni regionali. Il primo passo prima dell’approdo in aula avverrà l’8 aprile prossimo quando la commissione Affari costituzionali della Camera comincerà l’esame della riforma elettorale.

Cercherò di dare adesso un quadro più esaustivo possibile sull’ “Italicum  ed in considerazione dell’astrusità della materia tenterò di essere più chiaro possibile.

Va ricordato che la legge elettorale vale solo per la Camera, in vista delle riforme costituzionali che porteranno il Senato a non essere più direttamente elettivo. L’Italicum è un sistema elettorale proporzionale (il numero di seggi verrà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti) e il calcolo sarà fatto su base nazionale, ma modificato fortemente da un premio di maggioranza, così stabilito:

• la lista che supera il 40 per cento dei voti ottiene un premio di maggioranza: raggiungendo in tutto 340 seggi, cioè il 55 per cento del totale.

• se nessuna lista supera il 40 per cento dei voti, è previsto un secondo turno, cioè un ballottaggio tra le due liste che hanno ottenuto più voti. La lista che prende più voti dell’altra ottiene il premio di maggioranza. Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti o collegamenti: competono le liste così come sono state presentate all’inizio.

Inoltre:

• è prevista una soglia di sbarramento del 3 per cento per ottenere seggi alla Camera.

• saranno costituiti cento collegi che comprenderanno fino a 600mila persone. Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige saranno escluse dal sistema proporzionale: lì si voterà in nove collegi uninominali come già previsto dal precedente sistema elettorale.

• ci saranno le candidature multiple: i capilista – ma solo loro – potranno cioè essere inseriti nelle liste in più di un collegio, come già accadeva nel Porcellum, fino a un massimo di 10 collegi.

• è inserita la clausola per evitare un ritorno troppo anticipato alle urne, l’Italicum entrerà in vigore il primo luglio 2016 e si applicherà solo alla Camera dei deputati, poiché, nel frattempo, il Senato dovrebbe essere riformato in senso non elettivo e depotenziato.

Cosa ne penso dell’Italicum?

A mio avviso, rispetto al Porcellum, certamente si tratta di un miglioramento e Renzi ha fatto benissimo a mettere sul piatto una proposta di riforma che realisticamente  poteva avere il consenso anche delle altre forze politiche. Aggiungo, però, che migliorare il pessimo lasciando aspetti molto criticabili  non rappresenta di per sé  un grande passo avanti.

In particolare le mie perplessità maggiori riguardano:

– il premio di maggioranza che è sempre un elemento distorsivo della rappresentanza, inoltre  trovo sbagliato risolvere il problema della governabilità intervenendo non sulla figura dell’esecutivo ma sull’organo legislativo e di controllo del governo. Nessun sistema che parta da questo criterio sarà efficiente. La governabilità si ottiene con l’elezione diretta del premier, la rappresentatività con un sistema elettorale idoneo.
Anche per il ballottaggio ci s’ispira al modello di elezione dei sindaci dimenticando che i ballottaggi sono utilizzati per l’elezione di cariche monocratiche, mentre qui si estende il sistema del ballottaggio all’elezione del Parlamento anzi non del singolo candidato ma dell’intero partito.
– la scelta dei deputati. Verissimo che con le liste corte di 4-5 candidati, è ben chiaro chi si andrà a votare ma nessuno evidenzia che la distribuzione dei seggi avverrà su base nazionale.  Cosicché,  se uno dei principali problemi del Porcellum era la scarsa connessione dei candidati al territorio (anche a causa di collegi molto grandi), il collegio unico nazionale garantisce sì la rappresentatività dei partiti minori (rispetto alla ripartizione dei seggi in base ai collegi territoriali), ma consente anche a chi non ha raggiunto il quorum sul territorio, di risultare  eletto.
La conseguenza è che non necessariamente un ottimo risultato locale si traduce in un’elezione: e che la scelta fatta dagli elettori in un collegio sarà mediata o limitata dalla scelta fatta da tutti gli altri elettori su scala nazionale.
Che cosa significa in pratica? Che la ripartizione dei seggi, di collegio in collegio si baserà sul risultato nazionale e non su quello locale. Ovvero: se la Lega prende il 25% in Piemonte, il 13% sul territorio nazionale, e il 5% in Campania, in ogni collegio, il calcolo dei deputati leghisti eletti avviene sulla base del 13% nazionale, e non sui dati locali.
Se a questo si aggiunge la possibilità di candidature multiple (massimo 10), quel tentativo di ricollegare le candidature stesse al territorio, rischia di fallire definitivamente. 
 

Comunque ,dobbiamo essere consapevoli che non esiste un sistema migliore dell’altro e che la scelta è tra diversi tipi di compromessi e di equilibri. Le elezioni si vincono con altro, come dice Marco Simoni.

La legge elettorale, interpretata come scorciatoia per “ il paese-che-non-c’è”  durante tutta la seconda Repubblica, si è evidentemente dimostrata uno strumento relativamente neutro: per esempio nessuno pensa che il centrosinistra ha perso le ultime elezioni dopo gli anni che ricordiamo, per via del Porcellum. Il destino del sistema politico e del nostro popolo – per la quota di destino che proviene dalla politica italiana – dipende dalle scelte delle persone, dai loro messaggi, dalle loro idee

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