Il Mediterraneo tinto di rosso

strage-migrantiAbbiamo finito le parole! Non esistono più commenti per l’ennesima tragedia che si è consumata al largo delle nostre coste.
Un altro naufragio nelle acque tra la Libia e l’Italia, 700 dispersi, forse di più.

Dall’inizio dell’anno, senza contare quelli di ieri, le vittime sono più 1.500 con quasi mille (976) scafisti arrestati.

La verità che non dobbiamo nasconderci è che siamo alle prese con un esodo biblico e che, probabilmente, tale fenomeno è destinato ad aumentare. Siamo di fronte ad un rivolgimento epocale e non bastano più gli schemi e le parole di una politica ancorata a strumenti logori, beceri, di ere geologiche  indietro nel tempo.

Migliaia di uomini e donne che mettono a repentaglio le loro “maledette” vite in cerca di un sogno: avere cioè la possibilità di vivere in maniera dignitosa la propria esistenza. Viviamo in un modo fatto d’ipocrisia e la società consumistica non è in grado di rappresentare la tragedia nella sua crudeltà, se non per pochi fotogrammi che servono a far salire l’audience tra una pubblicità e l’altra. Il villaggio globale è incline a considerare tutto come “merce” alla stregua degli scafisti che considerano “mercanzia” gli uomini che portano a morire nel Mediterraneo.

Per prima cosa dobbiamo ammettere che l’operazione di controllo delle frontiere, Triton, è un fallimento completo, e non solo per una questione di mezzi.

La maggior parte dei partner europei riteneva che Mare Nostrum incoraggiasse i flussi dei migranti e ha preferito passare al più efficiente Triton. Ma le previsioni di avere meno salvataggi, meno sbarchi, è sta completamente errata.

Il numero dei migranti non è diminuito anzi il business, gestito dai miliziani libici a beneficio delle mafie locali ed internazionali non si è fermato. Più il caos in Libia avanza, maggiori sono i profitti di queste brigate criminali.

Inoltre deve essere chiaro che parlare di muro navale, come sostengono Matteo Salvini e altri politici, non è solo impraticabile ma assurdo. Addirittura potrebbe diventare persino un favore agli schiavisti.

 Per chi si occupa in prima fila d’immigrazione, il muro diventerebbe “una calamita” per gli scafisti.  La domanda vera  che deve essere fatta è : “dove sarebbero dislocati gli immigrati una volta sulle navi?” Per certo è impossibile riportarli in Libia, dove manca interlocuzione politica e da dove parte il 91% dei flussi, come impossibile è inviarli in Tunisia o Egitto che non hanno intenzione di diventare il ripiego dell’emergenza.

Il famigerato blocco navale potrebbe essere un’ipotesi reale per l’emergenza solo se Bruxelles decide di superare gli accordi di Dublino (l’immigrato è in carica al primo paese dove richiede asilo) e passare a criteri di equa distribuzione tra tutti i paesi. Senza quest’ accordo il muro navale è davvero impraticabile.

 Certo, considerando il passato, attendere qualcosa di positivo da un Consiglio europeo straordinario urgente, dedicato ai temi dell’immigrazione, è un’utopia. Per Mattia Toaldo, esperto di Medio Oriente e Sud Africa,  “il rischio è quello di assistere al solito teatro dell’assurdo, esattamente come tutti gli altri consigli degli affari esteri dedicati alla Libia negli ultimi tempi. Si discute di una cosa che al momento non si può fare: un’operazione sostanzialmente di peacekeeping, sotto varie forme, da organizzare dopo il raggiungimento di un’intesa tra le parti in guerra in Libia. Ecco, quest’ accordo di pace al momento non c’è.

Per Claudia Fusani sarebbe già in fase avanza il progetto dell’Italia per “allestire campi nei paesi africani lungo le rotte della tratta prima che i flussi arrivino in Libia, in questo caso Niger e Sudan, dove gli immigrati e i profughi possono ricevere un programma di formazione e rimpatrio nel caso non abbiano diritto all’asilo e dove invece possano sbrigare le procedure di asilo qualora ne abbiano i requisiti”. Anche qui, però, e ancora una volta, “è necessario che l’Europa si faccia carico secondo criteri di equa ripartizione dei profughi che hanno diritto all’asilo”.

Per trovare una soluzione valida deve essere chiaro che il Mediterraneo è un problema italiano in quanto è un problema globale ed europeo. Solo un intervento coordinato potrà gestire in modo dignitoso questo rivolgimento epocale e mentre noi siamo qui ad attenderlo il colore del Mediterraneo si tinge di rosso.

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