Invalsi, gli insegnanti sono allergici alle valutazioni

test-invalsi-insegnantiLe prove Invalsi 2015 hanno risentito del clima infuocato dello scontro tra Governo e sindacati sul ddl della Buona scuola. Come riporta linkiesta.it , quest’anno il boicottaggio dei test, che prima sfiorava al massimo il 2%,  ha toccato quota 20% nelle classi campione e 23% in tutte le altre, coinvolgendo gli studenti, ma anche gli insegnanti, che in alcuni casi si sono rifiutati di correggere le prove o addirittura hanno spinto i ragazzi a boicottare il test.

Lidia Baratta lo ha chiesto a Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net:

Da parte degli studenti, la principale motivazione di protesta contro i test Invalsi è la «paura di essere schedati». Lo slogan del 12 maggio, non a caso, è stato: “Valutati, non schedati”. «È vero che i test sono anonimi», spiega il direttore di Skuola.net, «ma alcuni prof mettono il voto ai test Invalsi e quindi il codice a barre deve corrispondere a un nome». Se ne fa un problema di privacy, insomma.

«Ma c’è anche un problema di cosa viene valutato. I test Invalsi valutano le competenze, non le conoscenze, con una modalità diversa da quella che i ragazzi sono abituati a vedere nelle prove di verifica a scuola». Si valuta cioè come le nozioni imparate vengono applicate nella vita reale. Per questo i test possono essere somministrati in qualsiasi momento dell’anno. «Soprattutto in passato, non essendoci precedenti, non era possibile prepararsi. Adesso che si sa come sono fatti, in alcuni casi c’è una preparazione specifica per i test Invalsi, soprattutto in terza media, dove il test vale per il voto finale dell’esame».

Un esempio di prova? Tre anni fa in una prova diedero il facsimile di un biglietto ferroviario e di un bugiardino di un farmaco. La richiesta era di leggere dati e di interpretarli. «Viene chiesto di prendere le nozioni imparate e applicarle su un problema pratico». La scuola italiana è lontana da tutto questo. «I test Invalsi riprendono i protocolli internazionali di valutazione, che la nostra scuola, basata molto sull’esposizione orale, non segue».

In alcuni casi i test sono fatti anche male e Grassucci ammettte che «di certo sono perfettibili ma non si può pensare di non avere un metodo di valutazione oggettivo».

Lidia Baratta conclude l’articolo scrviendo che i primi a contestare il metodo sono proprio gli insegnanti, e con loro i sindacati della scuola. Perché se valuti gli studenti, di base valuti anche gli insegnanti. «La domanda da farsi è se gli insegnanti contestino il metodo di valutazione o il merito», dice Grassucci.

E mentre sul fronte Buona Scuola criticano la troppa soggettività del giudizio del super preside, sul fronte Invalsi a esser presa di mira è l’eccessiva oggettività. Tant’è che attraverso i risultati dei test, gli esaminatori Invalsi rilevano non poche classi in cui gli insegnanti hanno dato un aiutino agli studenti o hanno permesso loro di copiare.

«Basti pensare alla consultazione sulla Buona scuola», commenta Daniele Grassucci. «All’85% è stata fatta da over 25, che quindi erano insegnanti o genitori. Se si guardano i dati, i ragazzi erano favorevoli a far sì che gli insegnanti avessero un sistema di scatti stipendiali in base al merito, gli insegnanti no. Sono valutatori che si oppongono alla valutazione, e tutto questo ha una matrice sindacale».

articolo pubblicato su linkiesta.it

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