Il Formez è un pozzo senza fondo.

banner_webcallQuando si dice: predicare bene e razzolare male. Spesso, nel Belpaese, abbiamo esempi di tal genere. Ma quanto emerge dalla relazione della Corte dei conti pubblicata proprio in questi giorni sulla gestione economica di Formez Pa, è alquanto paradossale.

Partiamo però da un assunto: il Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle Pubbliche Amministrazioni ha un ruolo essenziale, specie nell’attuale periodo di spending review. L’innovazione tecnologica, d’altronde, comporta evidentemente anche un risparmio e un taglio delle inefficienze e degli sprechi. Non è un caso che sia proprio Formez che, ormai da anni, monitora – per fare un esempio su tutti – il continuo (e giusto) taglio delle auto blu di cui per troppo tempo le amministrazioni hanno goduto a sbafo. Detto ciò, però, è forse proprio per questi motivi che appare paradossale che sia proprio Formez, che risponde al ministero della funzione pubblica guidato da Marianna Madia, a costare troppo, specie in consulenze e incarichi esterni. Per di più, andando esattamente contro a quanto previsto dalla legge.

CONSULENZE A GO GO
Per capire di cosa stiamo parlando partiamo dalla norma a cui facevamo riferimento. L’articolo 6 del decreto-legge n. 78 del 2010, al comma 7, stabilisce che la spesa per consulenze esterne, a partire dal 2011, “non può essere superiore al 20 per cento di quella sostenuta nell’anno 2009”. Chiaro, cristallino, lampante. Basta semplicemente fare un conto e si palesa il tetto da non superare. Perché il dettato è chiaro: “non può”. Non si dice “sarebbe meglio”. Ma non può. Ergo: deve. Bene, andiamo a fare i conti.

Nel 2009 Formez PA ha speso in consulenze circa 19,8 milioni di euro. Il calcolo, per quanto detto, è immediato: il 20% di tale somma è poco meno di 4 milioni di euro. Secondo l’ultima relazione della Corte dei conti, però, il dato dice esattamente altro: nel 2013 (ultimo anno rendicontato) sono stati spesi oltre 25 milioni in consulenze. Molto di più di quanto speso nel 2009. Non solo. Negli anni la spesa è cresciuta a dismisura: 22,1 milioni nel 2001; 25,3 nel 2012; 25,8 nel 2013.

Insomma, non solo il tetto non è stato rispettato, ma la spesa è anche aumentata. Sono gli stessi magistrati, d’altronde, ad annotare “la necessità che l’ente proceda per il futuro alla riduzione di tale voce di spesa allineandosi ai canoni vigenti per tutti i soggetti già ricompresi nell’elenco ISTAT”.

IL PERSONALE GONGOLA
Si dirà: a fronte di un aumento così vertiginoso della spesa per consulenze e incarichi esterni, probabilmente sarà calato il costo del personale. Niente affatto. E anche qui a parlare è la relazione della Corte dei conti.

Se nel 2011 erano stati spesi poco più di 21 milioni e nel 2012 21,7, nel 2013 la spesa per il personale ha toccato quota 26 milioni, con un aumento rispetto all’anno precedente del 20%. Un incremento notevole, dunque. E stesso dicasi anche per gli stipendi: “la retribuzione complessiva dei dirigenti varia da un minimo di 70 mila euro ad un massimo di 190 mila”. Entriamo nello specifico.

Secondo gli ultimi dati disponibili (riferibili alle retribuzioni 2014) scopriamo che il direttore operativo Marco Villani porta a casa tra stipendio tabellare (da 125 mila euro), retribuzione di posizione e di risultato, oltre 191 mila euro. Poco più del direttore di area Carlo Conte che solo di stipendio prende 161 mila euro, cui si aggiungono altri 15 mila euro per retribuzione di risultato.

TAGLI E NON
È bene, però, precisare che, secondo quanto emerge dal bilancio del centro studi, tagli agli sprechi ci sono stati. Nell’arco 2009–2013 voci di spesa come facchinaggio, telefonia e servizio navetta sono calati drasticamente, portando ad un risparmio di oltre un milione di euro nei quattro anni. Nel bilancio interno viene definito un “eccezionale risultato”. Certamente lo è. Così come, però, non lo è – dati alla mano – il non taglio alle consulenze (sempre nel periodo 2009–2013) per oltre 5 milioni. Ciò che esce dalla porta dovrebbe restare fuori. Senza che rientri la finestra. Sfondandola, per giunta

Un Centro inutile, che nessuno paga. In tutto 17 milioni di crediti verso Ministeri e Comuni

Certo è che se le amministrazioni pubbliche pagassero per le loro commesse, anche Formez ne beneficerebbe e non poco. Stando sempre all’ultimo bilancio presentato dal centro studi, infatti, i crediti di Formez nei confronti di enti, comuni, aziende sanitarie e ministeri ammontano a oltre 17 milioni di euro, dei 20,5 totali. La lista degli insolventi è lunghissima. Si parla di debiti irrisori come, però, di debiti decisamente consistenti. Tra i principali indebitati spuntano diversi ministeri e dipartimenti. È il caso, ad esempio, del dipartimento per la Funzione Pubblica (da cui, peraltro, Formez dipende) che deve 4,9 milioni al centro studi, o di quello degli Affari Regionali che ne deve 1,2. Tra gli altri, spicca pure il mezzo milione che ancora dev’essere versata dall’Agenzia per l’Agenda Digitale. Ad aver contratto debiti, però, anche i comuni. Il caso più eclatante è quello del comune di Napoli che deve versare nelle casse del centro studi ancora 1 milione 695 mila euro. Finita qui? Certo che no. Non potevano infatti mancare le amministrazioni regionali, su tutte Molise e Basilicata. La prima ha contratto un debito da 1,588 milioni, la seconda uno da 1,647. Ultima particolarità: tra i crediti c’è anche uno di circa 20 mila euro che Formez vanta dalla Cassa Dirigenti dello stesso centro studi. Un credito che risale al 1996.

articolo di Carmine Gazzanni pubblicato su La Notizia Giornale

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