La nuova Equitalia

ernesto-maria-ruffini-679218Via libera dell’assemblea dei soci di Equitalia al rinnovo del consiglio di amministrazione e il nuovo amministratore delegato: si tratta del tributarista Ernesto Maria Ruffini.

La nomina sembrerebbe arrivata dopo un lungo braccio di ferro, tanto cruenta da rinviare la nomina oltre i termini scaduti il 30 arpile scorso.

Erano due le squadre che si contendevano non solo il cda ma la futura collocazione della società incaricata della riscossione dei tributi..

Da un lato si puntava alla continuità gestionale con la conferma dell’attuale Ad Benedetto Mineo, caldeggiata dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti (segretario di Scelta civica) con la possibilità di portare Equitalia sotto l’ombrello del Dipartimento delle finanze per trasformarlo nella “casa del contribuente”, non più “braccio armato” ma ente autonomo con la facoltà di vagliare la qualità dei ruoli trasmessi dall’Agenzia. Un controllore dell’Agenzia e dell’Inps.

A questa soluzione era contraria l’Orlandi, che non voleva perdere il controllo sulla società. Infatti, la proposta alternativa prevedeva la soppressione della figura dell’amministratore delegato e l’affidamento delle funzioni di ordinaria gestione a un direttore generale interno che è già stato individuato in Mauro Pastore, proveniente da Equitalia Veneto.

La nomina di Ruffini, secondo Il Fatto Quotidiano, è un chiaro segnale del premier Matteo Renzi verso lo sganciamento di Equitalia dalle Entrate, ma gestendo anche questo fronte con un “suo” uomo.

Ruffini, palermitano classe 1969, tributarista dello studio Fantozzi & associati, è infatti molto vicino al segretario del Pd e al momento della nascita del governo, l’anno scorso, è stato tra i papabili per un posto da sottosegretario all’Economia.

Sul suo profilo web, Ruffini scrive che “le tasse, belle o brutte che siano, sono il mezzo più onesto e trasparente che abbiamo per contribuire bene comune del nostro paese. Ed è per questo che è arrivato il momento di stipulare un nuovo patto fiscale che non tolleri più l’evasione fiscale, perché è un furto che ci impedisce di realizzare il paese che abbiamo in mente e nel cuore, di avere asili nido, scuole, posti letto negli ospedali, insegnanti di sostegno, strade, autobus, biblioteche, musei”. Ma al tempo stesso, secondo Ruffini, il patto non può “tollerare uno Stato cieco esattore, avaro dei servizi necessari per fare dei cittadini dei buoni contribuenti” e deve “consentire finalmente anche la riduzione della pressione fiscale”.

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