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Le nomine di Renzi

roberto-garofoli-195537_tnAlla fine, dopo una serie interminabile di rinvii, una buona parte dell’operazione nomine pubbliche è stata condotta in porto dal Governo.

Non senza sorprese, si fa per dire, che in perfetto stile prima repubblica premiano i fedelissimi del premier e qualche trombato a cui viene offerto un comodo risarcimento. Alla faccia delle tanto sbandierate rottamazione e meritocrazia.

Avvicendamento importante al vertice della Consip, la centrale acquisti del Tesoro. Qui è stato fatto fuori l’Ad Domenico Casalino, che era stato nominato nel 2011 nell’ultima fase di Giulio Tremonti a via XX Settembre. Al suo posto arriva un “renzianissimo”. Si tratta di Luigi Marroni, assessore alla salute in regione Toscana, ma soprattutto dal 2004 al 2012 capo della Asl di Firenze, incarico che lo ha messo in contatto con l’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi.

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Le cinque cose da sapere su Mafia Capitale

Foto Daniele Leone / LaPresse 04/12/2014 Roma, Italia Cronaca Mafia Roma, la lupa capitolina vista attraverso le luci di un mezzo dei Carabinieri. Campidoglio

Foto Daniele Leone / LaPresse

Articolo di Francesco Grignetti pubblicato su Lastampa.it

 1) Che cosa c’entra la mafia?  

L’inchiesta Mafia Capitale, capitolo 1 (novembre 2014) e capitolo 2 (giugno 2015), ha scoperchiato gli affari illeciti di un gruppo malavitoso operante a Roma. La novità è che secondo i magistrati non si tratta di una normale cricca che mirava agli appalti pubblici, bensì di un’associazione mafiosa. Capo indiscusso era Massimo Carminati, detto Il Cecato, ex terrorista di destra. Negli Anni Ottanta è stato un appartenente ai Nar, poi transitato nella Banda della Magliana. Carminati, nel tempo, è stato accusato anche di avere partecipato alla rapina miliardaria del caveau sotterraneo del palazzo di Giustizia e di essere stato il killer che uccise il giornalista Mino Pecorelli. Sempre assolto, la sua capacità di superare indenne i processi ne ha accresciuto il carisma criminale. L’organizzazione, secondo la ricostruzione dell’accusa, aveva un versante militare, composto di criminali da strada, spesso ex rapinatori ed estorsori, e un versante affaristico. Qui brilla Salvatore Buzzi, sodale in affari di Carminati, ex galeotto anche lui, presidente di una cooperativa sociale, la “29 giugno”, che nasce per dare lavoro a ex detenuti.

2) La corruzione  

Secondo i magistrati, Mafia Capitale beneficiava di una forte capacità intimidatoria. La sola presenza di Carminati incute timore in imprenditori e manager pubblici. Ma l’organizzazione, pur non escludendo l’uso della violenza – e ci sono intercettazioni esplicite sulle armi, i giubbotti antiproiettile in kevlar, i walkie-talkie, gli apparati per prevenire le intercettazioni – adotta strategie più raffinate: la corruzione, innanzitutto. Sono mille i modi per corrompere: soldi, compartecipazione agli utili, consulenze fittizie, assunzione di un parente o di un amico, saldo di fatture. Ed è miserevole il quadro che ne viene fuori. Che siano sindaci di piccoli e grandi paesi, assessori, consiglieri comunali o regionali, capi di gabinetto, assistenti, dirigenti, funzionari, semplici impiegati, per Mafia Capitale è importante avere una rete ben ramificata di complicità nelle istituzioni. E se qualcuno non si piega, lo si estromette. «Un dirigente o si compra o si caccia», spiega Carminati a suoi in un’intercettazione. Carminati è avvertito: la violenza è un’ultima ratio, solleva interrogativi, meglio evitare.

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I partiti preparano il ritorno ai fondi pubblici

Stralcio dell’articolo pubblicato ieri su Il Sole 24 Ore

Dopo il flop del due per mille, dal Sel al Pd fioccano le proposte di legge per tornare al finanziamento statale.

(…)  I primi in ordine di tempo sono stati i deputati di Sel: hanno presentato una proposta di legge «per l’istituzione del Fondo per il finanziamento dei partiti e dei movimenti politici», gestito dall’Autorità anticorruzione. Il meccanismo è semplicissimo: un euro per ogni voto raccolto. Ma solo a chi riesce a eleggere «almeno un rappresentante nel Parlamento nazionale o europeo o in almeno tre consigli regionali». Il ddl prevede anche limiti al finanziamento privato: chi ha in essere concessioni con enti pubblici non potrà donare soldi a partiti, a fondazioni o a chi ricopra o abbia ricoperto nei dieci anni precedenti cariche elettive.

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Le difficoltà e i limiti della P.A.

VISCOA seguito della recente sentenza della Corte Costituzionale sugli incarichi dirigenziali dell’Agenzia delle Entrate, ho trovato molto interessante la riflessione di Vincenzo Visco (pubblicata su Il Sole 24 ore di ieri)  sul funzionamento della nostra amministrazione pubblica.

Per l’ex ministro non esisterebbe un sistema unitario e sostanzialmente omogeneo definibile “pubblica amministrazione” al quale devono applicarsi le stesse norme, procedure e criteri gestionali, indipendentemente dalla attività svolta in concreto.

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Il Mediterraneo tinto di rosso

strage-migrantiAbbiamo finito le parole! Non esistono più commenti per l’ennesima tragedia che si è consumata al largo delle nostre coste.
Un altro naufragio nelle acque tra la Libia e l’Italia, 700 dispersi, forse di più.

Dall’inizio dell’anno, senza contare quelli di ieri, le vittime sono più 1.500 con quasi mille (976) scafisti arrestati.

La verità che non dobbiamo nasconderci è che siamo alle prese con un esodo biblico e che, probabilmente, tale fenomeno è destinato ad aumentare. Siamo di fronte ad un rivolgimento epocale e non bastano più gli schemi e le parole di una politica ancorata a strumenti logori, beceri, di ere geologiche  indietro nel tempo.

Migliaia di uomini e donne che mettono a repentaglio le loro “maledette” vite in cerca di un sogno: avere cioè la possibilità di vivere in maniera dignitosa la propria esistenza. Viviamo in un modo fatto d’ipocrisia e la società consumistica non è in grado di rappresentare la tragedia nella sua crudeltà, se non per pochi fotogrammi che servono a far salire l’audience tra una pubblicità e l’altra. Il villaggio globale è incline a considerare tutto come “merce” alla stregua degli scafisti che considerano “mercanzia” gli uomini che portano a morire nel Mediterraneo.

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Reato di tortura

Ma un risultato positivo la sentenza della Corte di Strasburgo lo ha registrato : l’accelerazione dell’iter di approvazione della legge che introduce il reato di tortura che,  salvo modifiche inattese, potrà, infatti, essere applicato a “chiunque, con violenze o minacce gravi, in altre parole mediante trattamenti inumani e degradanti la dignità umana, cagiona acute sofferenze fisiche o psichiche ad una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia o autorità o potestà o cura o assistenza ovvero che si trovi in un condizione di minorata difesa“.

Chiaramente il reato sarà aggravato nel caso in cui a commetterlo sia un pubblico ufficiale e ciò non è un attacco alle forze dell’ordine come grida Matteo Salvini. E’ un principio logico ancor prima che giuridico, quello per il quale la commissione di un reato da parte di chi è preposto a garantire l’ordine pubblico crea maggior allarme sociale e merita di essere punito più gravemente.

Sui nostri ritardi sul tema dei diritti civili vi segnalo l’articolo “L’Europa lontana dei diritti umani” di Ainis sul Corriere dellaSera .

Diaz e De Gennaro

l43-scontri-scuola-diaz-120418145134_bigAltro duro colpo al rapporto di fiducia tra cittadino e istituzioni sono gli episodi accaduti quindici anni fa a Genova per il g8.

A ricordarcelo è la sentenza della Corte di giustiziadi Strasburgo che ha sostenuto che i colpevoli di quella violenza – che la Cassazione ha definito «sadica e cinica» – avrebbero dovuto essere puniti adeguatamente ma ciò non fu possibile «a causa dell’inadeguatezza delle leggi italiane».

Sia chiaro che non serviva una sentenza per avere la certezza che la nostra classe dirigente aveva deciso, e continua a farlo,  di coprire le scelte operative sbagliate, di proteggere e promuovere gli uomini che le avevano decise e attuate, e poi di coprire i loro errori, e i reati commessi per nascondere quegli errori.

Capo della Polizia nel luglio 2011 era proprio Gianni De Gennaro ora presidente di Finmeccanica, nominato da Enrico Letta e confermato da Matteo Renzi.

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Strage al Palazzo di Giustizia di Milano

palazzo-di-giustizia-milano-400x215Dopo il primo momento di sconcerto e tristezza per la strage del palazzo di giustizia di Milano e in attesa delle indagini che accerteranno i fatti, sembra ormai probabile che la tragedia sia frutto del gesto di un folle.

Nel merito ritengo siano due gli elementi principali che hanno permesso che la strage avvenisse.

Innanzitutto una falla nei sistemi di sicurezza, un’imperdonabile e assurda negligenza nei controlli. Infatti, anche se fosse stato un momento di follia imprevedibile, la sicurezza in luoghi come i Tribunali deve essere assicurata sempre, in ogni evenienza.

Mi chiedo come possa essere possibile che un uomo sia riuscito ad entrare armato di una pistola, ad uccidere tre persone e ad uscire tranquillamente dal tribunale più importante del Paese.

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L’Italicum

indexDopo la contestata direzione del Pd di lunedì scorso, continua l’accelerazione del governo per arrivare al varo dell’Italicum prima delle elezioni regionali. Il primo passo prima dell’approdo in aula avverrà l’8 aprile prossimo quando la commissione Affari costituzionali della Camera comincerà l’esame della riforma elettorale.

Cercherò di dare adesso un quadro più esaustivo possibile sull’ “Italicum  ed in considerazione dell’astrusità della materia tenterò di essere più chiaro possibile.

Va ricordato che la legge elettorale vale solo per la Camera, in vista delle riforme costituzionali che porteranno il Senato a non essere più direttamente elettivo. L’Italicum è un sistema elettorale proporzionale (il numero di seggi verrà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti) e il calcolo sarà fatto su base nazionale, ma modificato fortemente da un premio di maggioranza, così stabilito:

• la lista che supera il 40 per cento dei voti ottiene un premio di maggioranza: raggiungendo in tutto 340 seggi, cioè il 55 per cento del totale.

• se nessuna lista supera il 40 per cento dei voti, è previsto un secondo turno, cioè un ballottaggio tra le due liste che hanno ottenuto più voti. La lista che prende più voti dell’altra ottiene il premio di maggioranza. Fra il primo e il secondo turno non sono possibili apparentamenti o collegamenti: competono le liste così come sono state presentate all’inizio.

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La buona scuola può attendere

LOGO_La_buona_scuolaMentre si vuole arrivare ad ogni costo al traguardo sulle riforme costituzionali e la legge elettorale, sulla riforma della scuola c’è da registrare un rallentamento improvviso.

Venerdì scorso, a sorpresa, il Consiglio dei Ministri ha deciso che il previsto decreto legge si trasformasse in un disegno di legge.

Considerato che la riforma della scuola era in cima alla lista delle priorità del premier sarebbe interessante sapere cosa ha bloccato l’iter.

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