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E anche il falso in bilancio è volato via

andrea-orlando-matteo-renzi-566695_tnLuigi Ferrarella per il “Corriere della Sera” ci spiega come mai, in definitiva , la norma che reintroduce il falso in bilancio è più morbida di quella di Berlusconi.

Una sentenza della Cassazione, annullando ieri sera la condanna per bancarotta a 6 anni e 9 mesi dell’ex sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi, avverte in controluce che la nuova legge sul falso in bilancio, in vigore da appena 48 ore, non solo non sarà in grado di punire quasi più alcun serio caso di falso in bilancio, ma anche che sta già iniziando a falciare i processi in corso. Con il paradosso quindi che la nuova legge, rivendicata dal governo Renzi come ripristino della portata penale del reato depotenziato nel 2002 da Berlusconi, ha invece l’effetto pratico contrario di cancellare anche quel poco che era rimasto.

Tutta colpa di quattro parole — «ancorché oggetto di valutazioni» — che in marzo un emendamento governativo eliminò dall’iter di approvazione della norma, lasciando fuori dal perimetro di ciò che è reato i casi più frequenti e insidiosi di falso in bilancio: che ovviamente non sono quelli grossolani nei quali si comunica di avere ciò che palesemente non si ha, ma sono quelli raffinati nei quali si dichiara di possedere qualcosa stimato a un valore in realtà sballato se tarato correttamente alla luce del Codice civile, dei principi contabili nazionali elaborati dagli appositi organismi, e degli standard internazionali Ias/Ifrs.

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La solitutidine al potere (Michele Ainis)

La democrazia è un cantiere sempre aperto. Ogni giorno si forma e si trasforma, anche se per lo più non ci facciamo caso. La folla dei muratori nasconde l’opificio, la polvere di calcinacci ci impedisce di vedere. Eppure sta cambiando, qui, adesso.

E la cifra della sua metamorfosi si riassume in una parola: solitudine. Dei leader, dei cittadini, delle istituzioni. Ne è prova il confronto tra l’uomo che ha segnato gli ultimi vent’anni e quello che forse dominerà il prossimo ventennio.

Berlusconi inventò il partito personale, schiacciato e soggiogato dal suo capo. Ma un partito c’era, con i suoi gonfaloni, con i suoi colonnelli.

Invece Renzi è un leader apartitico, senza partito. Ha successo nonostante il Pd, talvolta contro il Pd. Il suo colore è il bianco, come la camicia sfoggiata a Bologna insieme agli altri leader della sinistra europea. E il bianco è un non colore, non esprime alcuna appartenenza.

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La rosa della giustizia

imageDino Martirano per “Il Corriere della Sera”

Al ministero di via Arenula ormai la chiamano la «rosa della giustizia»: è un fiore che ogni giorno si arricchisce di un nuovo petalo ma che ancora non è sbocciato completamente. Lo staff del ministro Andrea Orlando, guidato dal capo di gabinetto Giovanni Melillo (che ha scelto di graficizzare la riforma della giustizia con un sommario a forma di rosa), ha prodotto una gran mole di schede sintetiche e analitiche, mentre l’ufficio legislativo del Guardasigilli, affidato a Mimmo Carcano, ha già scritto, laddove è stato possibile, i testi di legge definitivi.

Se per il processo civile ormai si parla di testi pronti per il consiglio dei ministri del 29 agosto, per il penale (prescrizione) e per la parte ordinamentale (Csm) Orlando deve ancora chiudere l’accordo all’interno della maggioranza. Ecco dunque le principali novità contenute nella riforma della giustizia Renzi-Orlando.

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