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Le prossime mosse di Renzi

renzi-675030(…) Renzi…  si è messo già a studiare i nuovi organigrammi del gruppo della Camera e del partito e il rimpastino dell’esecutivo, perché, poi, «ragazzi, tocca avviare la fase 2 del governo e non abbiamo troppo tempo da perdere».

Dunque a presiedere i deputati andrà Ettore Rosato, che ha mostrato di essere utilissimo al premier. Lo affiancherà come vice Matteo Mauri, in quota minoranza «buona», quella, per intendersi, che ha rotto con i bersaniani. Al partito intanto resterà Lorenzo Guerini. In autunno, con una conferenza organizzativa, verrà ridisegnato il nuovo Pd.

Al governo, una new entry della minoranza collaborativa: Enzo Amendola, attualmente responsabile Esteri della segreteria del partito, prenderà l’incarico di viceministro alla Farnesina. Insomma, chi nella minoranza si è comportato «rispettando quel vincolo di lealtà che è proprio di una comunità politica» e «senza il quale il Pd scompare» verrà premiato.

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Dirigenti, consulenti e staff dei ministri (Paolo Baroni)

DEKBNF171236-kKW-U1040319120545WSH-640x320@LaStampa.itNon c’è che dire, la squadra di Matteo Renzi è davvero «low cost». A nove mesi dall’insediamento finalmente palazzo Chigi ha reso noti i compensi relativi a tutti gli incarichi presso gli uffici «di diretta collaborazione»: presidenza del Consiglio, sottosegretari e ministri senza portafoglio. Trasparenza sì, ma a scoppio ritardato.

Rispetto al governo precedente, quello guidato da Enrico Letta, la squadra di Renzi costa all’incirca 2 milioni di euro in meno: 4,25 milioni contro 6,29. Certo, è poca cosa rispetto ad un bilancio 2014 che compresi i fondi della Protezione civile vale più di 3 miliardi, ma tant’è.

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Tfr: le cifre di una scelta importante (Stefano Patriarca)

Tab2PatriarcaIl provvedimento sul Tfr in busta paga è un elemento importante della strategia complessiva per un rilancio della domanda aggregata e dei consumi. Certo, non mancano le criticità. (…)

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Sei mesi di Governo Renzi

Su Lavoce.info, un dossier preparato dalla redazione sul bilancio dei primi sei mesi del Governo insediatosi il 22 febbraio. Molti annunci e pochi provvediemnti sui più importanti temi dell’economia e della società.

La solitutidine al potere (Michele Ainis)

La democrazia è un cantiere sempre aperto. Ogni giorno si forma e si trasforma, anche se per lo più non ci facciamo caso. La folla dei muratori nasconde l’opificio, la polvere di calcinacci ci impedisce di vedere. Eppure sta cambiando, qui, adesso.

E la cifra della sua metamorfosi si riassume in una parola: solitudine. Dei leader, dei cittadini, delle istituzioni. Ne è prova il confronto tra l’uomo che ha segnato gli ultimi vent’anni e quello che forse dominerà il prossimo ventennio.

Berlusconi inventò il partito personale, schiacciato e soggiogato dal suo capo. Ma un partito c’era, con i suoi gonfaloni, con i suoi colonnelli.

Invece Renzi è un leader apartitico, senza partito. Ha successo nonostante il Pd, talvolta contro il Pd. Il suo colore è il bianco, come la camicia sfoggiata a Bologna insieme agli altri leader della sinistra europea. E il bianco è un non colore, non esprime alcuna appartenenza.

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Contributivo, retributivo e diritti acquisiti tutti i numeri dell’equità previdenziale ( Valentina Conte)

imagePrelevare un pezzetto dello “squilibrio”, ovvero della differenza tra la pensione percepita e i contributi versati. E destinare quella somma ad esodati, assegni minimi, cassa integrazione in deroga. Il governo potrebbe chiamarlo “contributo di equità” anziché di solidarietà. Perché interverrebbe su coloro che hanno maturato la pensione con il sistema retributivo o misto ( in parte retributivo, in parte contributivo ). E che dunque beneficiano, nella maggior parte dei casi, di un assegno più generoso di quello che avrebbero incassato se, come capita ora alle nuove generazioni, fosse calcolato in base ai soli contributi effettivamente accumulati.

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I superburocrati e quei veti incrociati (Antonella Baccaro)

La battaglia su «quota 96», la norma su 4 mila docenti contenuta nel decreto sulla pubblica amministrazione, ora all’esame del Senato dopo l’approvazione alla Camera, segna il punto di massima esplosione dei rapporti tra strutture tecniche dello Stato. Schematicamente, da una parte c’è Palazzo Chigi, dall’altra la Ragioneria, in mezzo il Parlamento. Ma altri soggetti invadono la scena, come il commissario alla spending review , Carlo Cottarelli, e la nuova squadra tecnico-economica di Renzi, che sta per essere istituzionalizzata.

A fare da detonatore, uno dei provvedimenti più esplosivi dell’attuale esecutivo: il decreto pubblica amministrazione. Tanto per citare due delle norme che fanno fibrillare la burocrazia, l’articolo 6 prevede che le p.a. non possano conferire incarichi dirigenziali o direttivi a dipendenti pubblici e privati a riposo, se non gratis e per un solo anno. Una norma che spazza via i tanti superpensionati richiamati in ruoli apicali dei ministeri. L’articolo 8 invece rende più stringente la disciplina sull’obbligo di collocare «fuori ruolo», e non più in semplice aspettativa, i magistrati e gli avvocati e procuratori dello Stato che intendano assumere incarichi pubblici. Norma letale per i tanti consiglieri e avvocati di Stato e magistrati che da lungo tempo guidano le strutture tecniche ministeriali.

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Le tre condizioni sui tagli di Boeri e Bordignon

Tito Boeri e Massimo Bordignon su Lavoce.info suggeriscono al Governo  di rendere la Legge di stabilità una riforma strutturale … della spesa pubblica soddisfacendo alcune condizioni:

  1. deve essere un intervento omnicomprensivo (comprese pensioni e sanità) perché è assurdo “escludere a priori voci che assieme contano per oltre il 40 per cento del totale. Si noti che razionalizzare non vuol dire solo tagliare, ma anche spendere meglio e ridurre le iniquità dei trattamenti in vigore”.
  2. non può essere affidata solo a interventi sulle partecipate comunali, sulle centrali d’acquisto o sui fabbisogni standard degli enti territoriali di governo. Tutti interventi potenzialmente utili, ma chiaramente insufficienti allo scopo. Se fatti bene, richiedono tempo per portare a casa risparmi significativi, se fatti male, solo per far cassa, rischiano di creare solo ulteriori problemi”.
  3. “Bisogna ricontrattare a Bruxelles il finanziamento dei fondi strutturali europei. Non solo il co-finanziamento nazionale, ma l’intero meccanismo andrebbe rivisto. Quei soldi potrebbero essere spesi molto meglio o, meglio ancora, risparmiati. Il partito di coloro che vivono di fondi strutturali continua a sostenere che è troppo tardi per misure di questo tipo. Ma non è mai troppo tardi per ridurre gli sprechi”.